Planck LFI, primo giorno dopo il lancio. Intervista al PI, Reno Mandolesi
15 maggio 2009

Reno Mandolesi
LFI, il Low Frequency Instrument di Planck, lui l’ha prima immaginato e poi visto nascere. All’inizio era poco più d’un bozzetto su carta, poi una proposta, dopo ancora un progetto, approvato e finanziato, e via così, in un crescendo inarrestabile. Assumendo sembianze sempre più concrete, sempre più mature, fino al modello di volo. Quello che Reno Mandolesi, principal investigator di LFI, alle 15.12 di ieri ha salutato per l’ultima volta, dopo averlo avuto sotto gli occhi per 17 anni.
Ora LFI, a bordo di Planck, già si trova a centinaia di migliaia di chilometri da Terra. Mandolesi, invece, ha appena lasciato Kourou, in Guyana Francese, dove si trova la base di lancio dell’Agenzia Spaziale Europea dalla quale è decollato l’Ariane 5 con a bordo Herschel e Planck. Lo abbiamo raggiunto al telefono per un’impressione a caldo.
Abbiamo visto il lancio in televisione, è stato spettacolare. Ma per voi che eravate lì?
Meglio di così non poteva andare. Ogni passaggio, anche il più delicato, si è svolto come previsto. Il lancio, l’aggancio della telemetria, il distacco dei due satelliti... a quel punto ha avuto inizio la prima sequenza d’operazioni, l’apertura delle valvole per l’avvio del sistema criogenico. E anch’io ho ripreso a respirare.
Insomma, possiamo stappare la bottiglia?
Stappate pure, ci mancherebbe! Ma prima d’unirmi al brindisi io attenderò i 70 giorni di commissioning, la verifica degli strumenti, quella che ci permetterà finalmente di dire che funziona tutto.
In attesa del brindisi, allora, a chi lo dedichiamo questo successo?
Alle tantissime persone e istituzioni che ci hanno lavorato e creduto per anni. Ricordarseli tutti è impossibile, ma penso all’intero team internazionale, e a quello italiano innanzi tutto. I gruppi di ricerca dell’Inaf, della Sissa, e delle università di Milano e Roma, compresi i numerosi ricercatori ancora precari. Fondamentale, poi, è stato il sostegno dell’Asi, la nostra Agenzia Spaziale, senza la quale LFI sarebbe rimasto niente più che un sogno. Nonostante le difficoltà dovute ai frequenti avvicendamenti ai vertici, l’Asi ha sempre creduto e sostenuto questo progetto. Mi riferisco anche all’attuale commissario, Enrico Saggese, e al vicecommissario Piero Benvenuti. E soprattutto alle persone dell’Agenzia che mi sono state più vicine nel programma, prime fra tutte Maria Cristina Falvella ed Enrico Flamini. Infine l’industria, Thales Alenia Space Italia in particolare, prime contractor dell’Agenzia Spaziale Italiana per LFI.
(Intervista raccolta da Marco Malaspina)
