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Richiesta al quotidiano "La Repubblica" la pubblicazione della precisazione in merito all'articolo sull'INAF apparso oggi

 

 14 gennaio 2010

 

In relazione all'articolo “Il telescopio che non vedrà mai le stelle” apparso oggi sull'edizione cartacea e on line de "La Repubblica",  il messaggio seguente è stato inviato per posta elettronica all'autore e alle segreterie di redazione e di direzione del quotidiano con richiesta di pubblicazione.  

 

 

In riferimento all’articolo apparso oggi dal titolo “Il telescopio che non vedrà mai le stelle”, è fatto evidenza di quanto un titolo o un catenaccio possano stravolgere il senso di un articolo e delle dichiarazioni in esso contenute. Diverso infatti sarebbe stato l’effetto, se il catenaccio avesse recitato “A causa dei tagli l’eccellenza dell’astrofisica italiana rischia la bancarotta”. Ed è di pari lunghezza. Chi ha fatto il titolo, catenaccio e sommari  sembra essere partito dallo strano assunto per cui se un ente, tra i più titolati al mondo, non ottiene i finanziamenti per poter portare avanti alcuni suoi importanti progetti e, invece, gode appena delle risorse per vivere, automaticamente debba ritenersi un ente inutile. Un po’ come dire che un ospedale che non abbia i mezzi per far funzionare una tac appena installata, perché ha solo le risorse per mandare avanti l’esistente, debba considerarsi inutile, uno spreco. Come se i medici e gli infermieri di quell’ospedale non continuassero a fare il loro lavoro con i mezzi, pochi probabilmente, che hanno a disposizione. L’INAF è un ente fatto di ricercatori e scienziati, gli stessi che hanno prodotto negli ultimi due mesi quattro pubblicazioni sulle due principali riviste scientifiche al mondo, Nature e Science, che hanno ottenuto una valutazione di rating della ricerca da un prestigioso istituto internazionale che li pone ai vertici per capacità e risultati al mondo. Ma per ottenere questi risultati devi stipendiare gli scienziati e i ricercatori che vi lavorano, come si stipendiano i chimici di un laboratorio. Se puoi, produci nuova ricerca con nuovi strumenti. E così, invece di sollecitare il Paese Italia e chi lo governa a investire di più nel settore della ricerca, il vostro quotidiano sembra invitare a tagliare quel “ramo secco” che sembra, in questo caso, per voi  rappresentato dalla comunità scientifica.  

 

Francesco Rea                

Ufficio Relazioni con il Pubblico

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