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Costituita la prima grande articolazione nazionale dell’INAF: la radioastronomia

Alla guida Steven Tingay, radioastronomo di fama internazionale

Il ranking delle migliori istituzioni di ricerca e università, pubblicato nel 2015 dall’autorevole rivista Nature, vede l’INAF al primo posto nella classifica nazionale, al quarto  posto nella classifica europea, e al sesto posto in quella mondiale.  Allo stesso tempo, lo sviluppo delle tecnologie di punta che avviene all’interno delle Strutture dell’INAF, ha visto negli ultimi dieci anni un ritorno per il Paese, in termini di commesse industriali a carattere internazionale, dell’ordine di ottocento milioni di Euro. L’INAF si configura oggi in sostanza come un “player globale”.  Queste circostanze hanno posto da alcuni anni il problema di come riorganizzare l’assetto dell’Istituto nazionale, dando maggiore forza alle principali tematiche dell’astronomia moderna, così  da presentarsi in modo autorevole ai tavoli delle grandi trattative.  “Una soluzione poteva essere”, afferma il Presidente Nicolò D’Amico “segmentare tutte le Strutture e riaccorparle in Strutture tematiche. Questa scelta tuttavia” continua D’Amico, “indebolirebbe il carattere territoriale delle Strutture sancito per Statuto, mentre Strutture interdisciplinari forti possono meglio rappresentare l’Istituto sul territorio, offrendo e coordinando una varietà di attività di interesse per il territorio stesso, in accordo con le politiche regionali di coesione della UE, raccomandate peraltro dal MIUR”.  Da qui l’idea di istituire articolazioni nazionali a carattere tematico gestionale per i principali settori dell’astronomia moderna, che preservano il carattere statutario di Struttura delle varie sedi coinvolte, ma sotto un coordinamento forte della Direzione Scientifica.

Con le recenti delibere del CdA,  è stato dato l’avvio a questo processo di riorganizzazione iniziando con la radioastronomia.  Il CdA ha deliberato di conferire il carattere statutario di Struttura di Ricerca alle due attuali sedi dell’ORA, l’istituto di Radioastronomia di Bologna, che ha in carico la gestione dei radiotelescopi di Medicina e Noto, e l’Osservatorio Astronomico di Cagliari, che ha in carico la gestione del nuovo grande radiotelescopio SRT.   Contestualmente, il CdA ha istituito una Unità Scientifica per la radioastronomia, che avrà un carattere tematico-gestionale in accordo con le recenti modifiche del Disciplinare di Organizzazione. Si tratta di  una nuova articolazione della Direzione Scientifica, e il Direttore  Scientifico  ha proposto di affidarne il comando al Prof. Steven Tingay, radioastronomo australiano  di fama internazionale, chiamato in Italia proprio per assolvere a questo ruolo.  "Sono molto contento di iniziare il processo di configurazione della Direzione Scientifica con un validissimo collaboratore come Steven", dice Filippo Zerbi nuovo Direttore Scientifico, "la nuova Unità Scientifica di radioastronomia consentirà di avviare quel percorso sperimentale di riconfigurazione della DS, concordato con il CdA, che tende a migliorare l'efficienza del sistema INAF e la sua competitività in contesti internazionali di avanguardia".  “The fundamental changes to the INAF organisational structure announced here will allow a high level strategic view of radio astronomy to be taken across the entire organisation, preparing INAF to take leading roles in large-scale international projects” ha commentato Tingay e ha aggiunto ”In the near term, completion and operation of the Sardinia Radio Telescope (SRT) will realise one of the largest radio telescopes in the world on Italian soil.  In the longer term, INAF and Italy will continue to play a fundamental role in the engineering and astrophysics of the Square Kilometre Array (SKA), one of the most complex scientific facilities ever conceived”.   Tingay conclude affermando “From a personal point of view, I was attracted to relocate to Italy and accept this leadership role in the new INAF organisational structure, because I saw the potential for unique progress, not just for Italy, but for the global radio astronomy effort into the future”.

“Questo modello”, continua il Presidente D’Amico, “consente di inglobare a pieno titolo nella gestione nazionale della radioastronomia italiana, anche altre Strutture, per esempio Arcetri e Catania, in cui sono presenti autorevoli gruppi di ricerca e di sviluppo tecnologico in radioastronomia”.

Infine, aggiunge il Presidente D’Amico “desidero ringraziare quanti hanno contribuito alla definizione normativa di questo nuovo assetto, in particolare i funzionai del MIUR, i membri del CdA, i nostri Organi di Controllo, il Direttore Generale e il Direttore Scientifico”.

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