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Magnetite su Cerere: nuovi indizi sui processi legati all’acqua

La superficie dell'asteroide Cerere continua a raccontare una storia complessa, segnata dalla presenza e dall’evoluzione dell’acqua. Un nuovo studio a guida INAF fa luce su una banda di assorbimento a circa 1.2 micrometri, osservata da tempo ma finora rimasta senza una spiegazione convincente

La superficie di Cerere, il più grande corpo della fascia principale degli asteroidi, continua a raccontare una storia complessa, segnata dalla presenza e dall’evoluzione dell’acqua. Un nuovo studio italiano, basato sui dati dello spettrometro VIR a bordo della missione NASA Dawn e guidato da F. Giacomo Carrozzo (INAF-IAPS), fa luce su una banda di assorbimento a circa 1.2 micrometri, osservata da tempo ma finora rimasta senza una spiegazione convincente.

Per affrontare questo problema, il team ha combinato dati nel visibile e nell’infrarosso, ottenendo per la prima volta una mappatura globale della banda. Il risultato è un quadro dettagliato della sua distribuzione sulla superficie di Cerere, con una risoluzione di circa 1.9 chilometri per pixel all’equatore, che rivela variazioni significative da regione a regione. Queste variazioni non sembrano riflettere cambiamenti nella natura del materiale, ma piuttosto nella sua abbondanza relativa.

Mappa della profondità di banda a 1.2  μm (F.G. Carrozzo et al. (2026). Unveiling Ceres' surface composition: Insights from the 1.2 micron band, Icarus, Icarus 453 (2026) 117024).

 

L’analisi indica nella magnetite il candidato più plausibile responsabile del segnale. Si tratta di un minerale che si forma in presenza di acqua, e proprio per questo la sua distribuzione, diffusa ma non uniforme, suggerisce che i processi di alterazione acquosa sul pianeta nano siano stati estesi ma eterogenei, probabilmente legati ad attività idrotermale interna e alla circolazione di fluidi nel sottosuolo.

Un elemento particolarmente interessante è che la distribuzione della banda non segue quella delle principali unità geologiche né quella dei crateri, indicando un’origine almeno in parte interna. Inoltre, la banda a 1.2 μm risulta anticorrelata con le firme spettrali dei fillosilicati, minerali idrati già noti su Cerere: un indizio che questi materiali, pur entrambi legati all’acqua, si siano formati in condizioni chimico-fisiche diverse e forse in momenti differenti della storia del pianeta nano.

A) Esempi di spettri di riflettanza acquisiti in diverse regioni della superficie di Cerere che mostrano la variazione della profondità della banda a circa 1.2 μm. B) Gli stessi spettri, dopo la rimozione del contributo del continuo nel range spettrale tra 0,7 e 2,5  μm, mettono in evidenza in modo più chiaro la variazione nella profondità della banda (F.G. Carrozzo et al. (2026). Unveiling Ceres' surface composition: Insights from the 1.2 micron band, Icarus, Icarus 453 (2026) 117024).

 

Nel complesso, emerge l’immagine di un corpo tutt’altro che monotono: la superficie di Cerere riflette un’evoluzione interna articolata, dove l’acqua ha giocato un ruolo centrale nel modellare la composizione del pianeta nano. Questi risultati offrono nuovi elementi per comprendere i processi di alterazione acquosa nei corpi primitivi e, più in generale, la distribuzione e il ruolo dell’acqua nel Sistema solare.

 

 

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