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Roberto Orosei a Stoccolma per la Nobel Week

Il ricercatore dell’Istituto nazionale di astrofisica, divenuto celebre l’estate scorsa per la scoperta dell’acqua liquida nel sottosuolo di Marte, è stato invitato ad assistere alla cerimonia di consegna dei Premi Nobel 2018

Ci sarà anche Roberto Orosei, il prossimo 10 dicembre a Stoccolma, ad assistere alla cerimonia di consegna dei Premi Nobel 2018. E il giorno prima Orosei, ricercatore all’Istituto di Radioastronomia dell’INAF di Bologna, sarà uno dei 30 panelists invitati a prendere parte alla prestigiosa tavola rotonda che precede la cerimonia. Tema di quest’anno è l’acqua: acqua intesa come risorsa limitata e con le sue implicazioni sociali e politiche, ma anche appunto con uno sguardo rivolto al di fuori della Terra. Ed è proprio di questo che parlerà Orosei, primo autore – ricordiamo – della scoperta, pubblicata lo scorso luglio su Science, di un lago sotterraneo di acqua liquida su Marte.

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Nuova luna per la Terra, minuscola ed effimera

27/02/2020

È grande quanto un’utilitaria, orbita attorno al nostro pianeta da circa tre anni e nell’arco di qualche settimana potrebbe abbandonarci. Si chiama 2020 CD3 e ad avvistarla per primo, a metà febbraio, è stato un astronomo polacco, Kacper Wierzchos. Che si sappia ha solo un precedente: la miniluna 2006 RH120, che ci fece compagnia dal settembre 2006 al giugno 2007

La fugace bellezza della clessidra celeste

27/02/2020

Situata a circa 6500 anni luce di distanza, Cvmp 1 è una nebulosa planetaria formatasi durante gli ultimi spasmi di una vecchia gigante rossa che, al termine della sua vita, ha soffiato via i suoi strati più esterni sotto forma di un violento vento stellare. Il caldo nucleo della stella progenitrice, irradiando i gas espulsi, li ha fatti brillare in una particolare forma a clessidra, catturata in questa immagine dall'Osservatorio Gemini

Balene accecate dalle macchie solari

27/02/2020

Uno studio su Current Biology mostra come le balene grigie abbiano maggiori probabilità di arenarsi nei giorni in cui sono presenti più macchie solari. È un aspetto ancora da approfondire, ma il “sesto senso“ basato sui campi geomagnetici adottato da questi cetacei per farsi strada nell'oceano sembrerebbe andare temporaneamente in tilt nei periodi di più intensa attività solare