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Istituto italiano di astrofisica - national institute for astrophisics

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IASF Milano

A Milano un congresso di… alieni!

12/05/2016

La foto di gruppo del congresso SETI a MilanoIl primo congresso italiano, nonché europeo, dedicato alla ricerca delle prove dell'esistenza di vita microbiotica su altri pianeti. Presenti una cinquantina di esperti non solo italiani, soprattutto radioastronomi e astrobiologi, ma anche studenti delle scuole superiori.

Il lato gamma della Luna

29/04/2016

La Luna ai raggi gamma di Fermi. L'immagine è stata realizzata grazie ai dati raccolti dal 2008 al 2015 dal Fermi LAT.
Crediti: NASA, DOE, International Fermi LAT CollaborationL'Astronomy Picture of the Day della NASA di oggi è un'immagine della Luna ai raggi gamma, costruita con i dati rilevati nei primi sette anni di operatività e osservazioni (2008-2015) dal Large Area Telescope a bordo di Fermi, l'osservatorio spaziale della NASA dedicato allo studio della radiazione gamma di alta e altissima energia, cui l’Italia collabora con ASI, INAF e INFN

Inseguendo gli assioni della materia oscura

26/04/2016

La luce si trasforma in “Axion-Like Particle” nel tragitto fra il suo punto di origine e la Terra. Crediti: Aurore Simonnet / Sonoma State University / NASA / NOAA / GSFC / Suomi NPP / VIIRS / Norman Kuring.Partendo dai dati raccolti dal satellite NASA Fermi, è stato possibile estrapolare una percentuale di assioni che spiegherebbe parte della dark matter presente nell’universo. Patrizia Caraveo (INAF): «Un piccolo passo per restringere lo spazio dei parametri permessi alle elusive particelle che compongono la materia oscura»

Il cielo di ROSAT è più limpido che mai

25/03/2016

L'immagine mostra la distribuzione delle sorgenti del nuovo catalogo 2RXS in coordinate galattiche. La dimensione di ciascuna sorgente è proporzionale alla sua luminosità nei raggi X, mentre il colore è legato alla frequenza della radiazione emessa. Crediti: MPE2RXS, appena rilasciato dagli scienziati dell’Istituto Max Planck per la Fisica Extraterrestre (MPE), è la più profonda e dettagliata visione del cielo X nella sua interezza oggi disponibile, e contiene osservazioni di potenti buchi neri in fase di accrescimento, ammassi giganti di galassie, stelle attive e resti di supernova. Il commento di Patrizia Caraveo (INAF)

L’orologio cosmico accelera, con moderazione

07/03/2016

Rappresentazione artistica del sistema binario HD 49798/RX J0648. Crediti: Francesco MereghettiLa sorgente di raggi X denominata RX J0648, probabilmente una pulsar, sta lentissimamente riducendo il suo periodo di rotazione. A scoprire questa piccolissima accelerazione, probabilmente prodotta dalla materia che cade su di essa, in gran parte composta da gas strappato alla sua stella compagna, è stato un team di ricercatori INAF. Qualcosa sembra però non tornare ancora: la luminosità nei raggi X di questo oggetto dovrebbe essere ben maggiore di quella osservata

CL J1001, l’ammasso di galassie più distante

31/08/2016

clj1001_w11Grazie all’ausilio dei grandi telescopi spaziali e terrestri, gli astronomi hanno identificato un antico ammasso di galassie che potrebbe essere stato colto appena subito dopo la sua formazione. Si tratta di un nuovo record di distanza ma soprattutto di un’importante scoperta, riportata su Astrophysical Journal, perché l’oggetto si trova in una fase evolutiva che non è stata mai osservata prima. Il commento di Emanuele Daddi (CEA), uno dei sette ricercatori italiani che hanno partecipato allo studio

Pianeta Nove, ecco chi deve temerlo

31/08/2016

lead_960Se davvero dovesse esistere, andrebbe riscritto il destino dei pianeti, soprattutto quelli più esterni. Per la Terra non ci sarebbero drastici cambiamenti, visto che in ogni caso fra 7 miliardi di anni verremo inglobati nel Sole morente, ma per Urano e Nettuno la fine potrebbe essere violenta

Solchi anomali sulla superficie di Phobos

30/08/2016

phobosLa formazione di alcune scanalature peculiari visibili sulla luna di Marte, e rimaste fino a qualche tempo fa senza spiegazione, sarebbe il risultato degli impatti di detriti espulsi dalla superficie. È quanto emerge da uno studio, pubblicato su Nature Communications, in cui vengono mostrati i risultati di una serie di simulazioni che descrivono molto bene la vera sequenza di crateri osservata su Phobos