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Italia e Giappone insieme per la radiografia di grandi strutture tettoniche e geologiche

Ieri a Tokyo, presso la sede dell’Ambasciata Italiana, è stata firmata una lettera d’intenti per un accordo tra l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l’Istituto per la Ricerca sui Terremoti dell’Università di Tokio riguardante lo sviluppo della radiografia muonica
Italia e Giappone insieme per la radiografia di grandi strutture tettoniche e geologiche

SST-2M, il prototipo dei telescopi di piccola taglia che comporrà parte della estesa rete di rivelatori del Cherenkov telescope Array, CTA. Il telescopio è collocato presso la stazione osservativa di Serra La Nave sull’Etna dell'INAF di Catania

Ieri a Tokyo, presso la sede dell’Ambasciata Italiana, è stata firmata una lettera d’intenti per un accordo tra l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l’Istituto per la Ricerca sui Terremoti dell’Università di Tokio riguardante lo sviluppo della radiografia muonica. "Questo metodo", secondo Osvaldo Catalano, Dirigente di Ricerca dell’INAF che ha recentemente depositato un brevetto a riguardo, "consentirà di sondare l’interno di grandi strutture tettoniche e geologiche, dei vulcani, ma anche di imponenti costruzioni come le piramidi, e sfrutta le proprietà dei muoni – particelle molto energetiche prodotte dall’interazione dei raggi cosmici con gli atomi dell’atmosfera terrestre – che hanno un’alta capacità di penetrare i materiali".

Infatti, le tecnologie messe a punto dall’INAF nell’ambito dello sviluppo di una delle più prestigiose Infrastrutture dell’astronomia moderna raccomandate dall’ESFRI, il Cherenkov Telescope Array (CTA), per esplorare l’Universo nella regione dei raggi gamma di altissima energia, si prestano alla realizzazione di particolari foto-camere capaci di effettuare delle vere e proprie radiografie e/o tomografie di strutture geologiche e tettoniche complesse di grandi dimensioni.  Per esempio, nel caso dei vulcani si possono ottenere informazioni con un dettaglio senza precedenti delle caratteristiche   geometriche   dei   condotti   e   delle   zone   di   accumulo superficiali, migliorando le previsioni sullo stato di attività del vulcano e mitigando di conseguenza il rischio legato al verificarsi di eventi parossistici.

"L’INAF oggi gioca un ruolo di leader internazionale nello sviluppo di queste tecnologie grazie ai finanziamenti da parte del MIUR di un Progetto Bandiera denominato ASTRI (Astrofisica con Specchi a Tecnologia Replicante Italiana) e ai finanziamenti assegnati successivamente nella Legge di Stabilità 2015, tramite i quali è stato realizzato il primo prototipo dei telescopi di piccola taglia che comporrà parte dell’estesa rete di rivelatori del CTA nei due siti osservativi in Cile e alle Isole Canarie" dice Giovanni Pareschi, Dirigente di Ricerca INAF e responsabile nazionale del progetto ASTRI.  La leadership dell’INAF in questo settore ha permesso di portare in Italia il Quartier Generale di questo innovativo osservatorio CTA, la cui importanza strategica per l’Europa è di prim’ordine, e vede oggi una potenziale applicazione in un settore certamente sensibile della società moderna. L’accordo siglato oggi produrrà un effetto sinergico per entrambe le istituzioni coinvolte, con l’obiettivo di sviluppare la tecnologia legata alla radiografia muonica, e le sue applicazioni nello studio dei fenomeni vulcanici e dei terremoti.

"Questo programma fa parte della strategia di valorizzazione multidisciplinare dei risultati della ricerca di base in astronomia e astrofisica che l’attuale Presidenza dell’INAF mette oggi al primo posto", afferma il Presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica Nichi D’Amico, "quindi, non solo trasferimento di know-how, ma anche e soprattutto il pieno coinvolgimento dell’Istituto nello sfruttamento dei risultati della ricerca nei suoi risvolti industriali e sociali". Il metodo basato sulla radiografia muonica sarà presto validato con il telescopio prototipale ASTRI, installato sulle pendici del monte Etna, nel sito osservativo di Serra La Nave dell’ INAF di Catania.

Il comunicato stampa dell'Ambasciata Italiana a Tokyo (in giapponese e in inglese)

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