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Tu sei qui: Home Campi di Attivita' Stelle, popolazioni stellari e mezzo interstellare

Stelle e mezzo interstellare

Questa branca dell’Astrofisica riguarda principalmente lo studio degli oggetti appartenenti alla nostra Galassia, la Via Lattea. Diversi sono anche i progetti internazionali per lo studio del mezzo interstellare e di popolazioni stellari in galassie esterne, in particolare in galassie a spirale vicine alla nostra e in galassie nane giovani.

Le galassie, enormi insiemi di stelle e di gigantesche nubi di gas e polvere, possono considerarsi i "mattoni" che compongono l'universo, il quale ne contiene miliardi. Una galassia costituisce anch'essa, in piccolo, un vero e proprio universo a sé stante: è un sistema auto-gravitante, che generalmente si evolve separatamente dalle altre galassie anche se spesso due o più galassie vicine interagiscono tra loro, deformandosi a causa della reciproca attrazione gravitazionale, o addirittura scontrandosi dando luogo a fenomeni molto violenti.

La nostra galassia contiene circa 100 miliardi di stelle e il Sistema Solare fa parte di uno dei suoi bracci di spirale, dove si trovano le stelle più giovani, con età da poche decine di milioni a qualche miliardo di anni. I bracci di spirale non contengono solo stelle ma anche gas e polveri. Il Sole si trova quindi nella periferia della Via Lattea, a circa 28 mila anni luce dal centro, e impiega circa 250 milioni di anni per descrivere un'orbita completa attorno al centro. Assieme alla Grande Nube di Magellano, alla galassia di Andromeda e più di cinquanta altre galassie più piccole la Via Lattea costituisce il cosiddetto Gruppo Locale, un mini-ammasso di galassie.

Lo studio dell’evoluzione delle stelle e la sua interazione col mezzo interstellare ci permette di capire come si è formata la Via Lattea e di avere indicazioni su come è avvenuta la formazione per altre galassie. In particolare, questo studio si sta rivelando decisivo per la scoperta e la caratterizzazione di sistemi planetari diversi dal Sistema Solare in grado di ospitare pianeti simili alla nostra Terra.

Lo studio delle stelle è un settore fondamentale per la conoscenza dell’Universo in cui viviamo, nel quale i ricercatori italiani si sono decisamente distinti negli ultimi anni. Ed è infatti proprio in questo campo che il lavoro di un team di ricercatori italiani e dell’INAF, pubblicato nel 2008 sulla rivista Astronomy & Astrophysics, ha ottenuto dall’agenzia Thomson Reuters il prestigioso titolo di “New Hot Paper”, ossia di articolo tra i più citati a livello mondiale nella categoria delle scienze spaziali. Il riconoscimento testimonia l’importanza scientifica del lavoro, che ha portato alla creazione di un ampio archivio dati contenente simulazioni teoriche sull’evoluzione delle stelle consultabile su web, le cui preziose informazioni sono state già utilizzate da decine di astrofisici di tutto il mondo per i loro studi.

In questo settore si sono quindi sviluppate diverse linee di ricerca specifiche nelle quali diversi gruppi italiani hanno acquisito altissima visibilità e leadership internazionale accompagnata da un notevole tasso di successo nell'ottenere tempo ai telescopi più grandi e prestigiosi da terra e dallo spazio.

Due foto (g)astronomiche per Halloween

31/10/2020

Immaginare e ritrovare qualche forma e oggetto particolare nel nostro ricchissimo universo è quasi sempre possibile, se si riesce a usare la fantasia. Questi oggetti celesti – il Sole e due galassie che si apprestano a fondersi in una – danno una grossa mano all’immaginazione mostrandosi in un'incarnazione che sembra appena uscita da un racconto di Halloween

Luna “blu” nella notte di Halloween

31/10/2020

Questa sera, quando il crepuscolo scenderà prima della notte di Halloween, per la seconda volta in questo mese sorgerà la Luna piena. E anche se apparirà di un bianco brillante, molti la chiameranno Luna blu. Storicamente non è un termine astronomico ma in realtà, alla fine degli anni ’30, si è iniziato ad usarlo per indicare una Luna ben precisa

La terra trema e l’atmosfera risponde

30/10/2020

Come un tamburo, quando il nostro pianeta trema a causa di un terremoto emette onde gravito-acustiche che si propagano e generano perturbazioni atmosferiche misurabili. Tali segnali sono stati rivelati dal satellite italo-cinese Cses-01, che passava sopra l’epicentro del terremoto del 5 agosto 2018 a Bayan, Indonesia, sei ore prima e al momento della scossa. Un nuovo modello analitico tutto italiano e unico nel suo genere è stato sviluppato allo scopo di associare le misure satellitari all’attività sismica e migliorare la comprensione dei fenomeni precursori dei terremoti. Lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista Remote Sensing Mdpi. Media Inaf ha intervistato il primo autore, Mirko Piersanti dell’Infn