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Astrofisica solare e fisica interplanetaria

L'obiettivo scientifico delle ricerche di fisica solare, interplanetaria e magnetosferica è la comprensione di quella varietà di fenomeni che rientra sotto la definizione di attività solare e della sua influenza sugli ambienti planetari. Questo campo di indagine, che esplora in dettaglio una ricca serie di processi fisici, importanti anche per il contesto astrofisico più generale, può essere globalmente identificato come lo studio della complessa interazione tra campo magnetico e plasma in un’ampia gamma di condizioni dinamiche. Gli anni recenti sono stati caratterizzati da un notevole sviluppo delle conoscenze sul Sole e sull’eliosfera, grazie all'utilizzo di nuovi e più efficaci strumenti, sia a terra che dallo spazio. Inoltre, una serie di strumenti dedicati allo studio delle proprietà della ionosfera e della magnetosfera terrestri e delle loro variazioni ha permesso di correlare le alterazioni dell'ambiente circumterrestre, il cui impatto sulle attività umane può essere critico, con le perturbazioni interplanetarie indotte dai fenomeni più energetici dell’attività magnetica solare (brillamenti, protuberanze eruttive, coronal mass ejections), stimolando significativamente gli studi sulla fisica delle relazioni Sole-Terra e della “meteorologia spaziale” (Space Weather).

La comunità scientifica solare, interplanetaria e magnetosferica italiana è attivamente impegnata in questi campi di indagine, utilizzando regolarmente la strumentazione internazionale disponibile sia a Terra che dallo spazio, e alla cui realizzazione ha contribuito in modo significativo. Inoltre la comunità ha a disposizione una serie di infrastrutture osservative dislocate sul territorio nazionale e anche all’estero, costantemente utilizzate per l’osservazione sistematica del Sole e per lo studio delle relazioni Sole-Terra.

Tutti gli occhi puntati su Giove

01/07/2016

Il pianeta Giove fotografato da Cassini. Crediti: NASA/JPL/Space Science InstituteGiove protagonista in questo mese di luglio. Un po' perché abbiamo le ultime occasioni per ammirarlo, prima che per un po' di tempo diventi difficile da individuare, avvicinandosi al Sole. Ma soprattutto perché il 4 luglio arriva nella sua orbita la sonda Juno che lo studierà in dettaglio

Buchi neri fuggitivi

01/07/2016

Rappresentazione artistica dei due buchi neri all'origine delle onde gravitazionali rivelate da LIGO. Crediti: SXS LensingSecondo uno studio teorico, con la nuova generazione rivelatori spaziali per lo studio delle onde gravitazionali sarà possibile misurare lo spostamento Doppler dell’emissione dovuto alla velocità della sorgente. I primi nel mirino sono i buchi neri che, in seguito a una fusione, vengono lanciati nello spazio intergalattico a migliaia di km al secondo

Stessi piatti ma diverse ricette per i pianeti

01/07/2016

(Sopra) Illustrazione schematica del gas ricadente intorno alla protostella, dove esiste una struttura a disco, con un raggio di circa 50 unità astronomiche, circondata da un involucro di gas esteso oltre le 200 UA. Solfuro di carbonile è presente nel gas dell’involucro, mentre formiato di metile esiste soprattutto nella zona di confine tra il gas e la struttura del disco. (Sotto) Distribuzione di intensità di formiato di metile (sx) e del solfuro di carbonile (dx) osservata con ALMA. Crediti: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Oya et al.Nella zuppa di gas e polveri da cui attingono i pianeti in formazione attorno a una giovane stella non ci sono sempre gli stessi ingredienti: alcuni vengono aggiunti a discrezione dal mezzo interstellare. La scoperta grazie al radiotelescopio ALMA, che ha visto in dettaglio anellI di differenti molecole organiche attorno a protostelle di tipo solare