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Molti sono stati i risultati conseguiti dai ricercatori dell’INAF, sui diversi campi della ricerca astronomica e astrofisica, avvalendosi di strumenti diversi. Si va dal satellite tutto italiano AGILE, che ha in un ricercatore dell’INAF, il capo team e che anche quest’anno ha permesso importanti scoperte relative alle alte energie dell’universo e allo studio dei buchi neri (Cygnus X3). Tra i risultati di AGILE anche la scoperta che la nostra atmosfera, in alcune condizioni (super-temporali tropicali), può produrre dei fenomeni come i lampi gamma terrestri. “Fulmini” di tale energia da rendere insufficiente la gabbia di Faraday che protegge gli aerei dai lampi di un normale temporale. Per tale motivo INAF e ASI sono in contatto con l’ENAC per approfondire questo fenomeno che può avere effetti distruttivi. Ecco quindi che un satellite destinato a studiare l’Universo produce risultati e scoperte a tutela del nostro pianeta e di chi ci vive. Tra lecollaborazioni internazionali che l’INAF può vantare, una delle più importanti è quella per il telescopio LBT (Large Binocular Telescope) il più grande del suo genere, tra i più avanzati al mondo. Ebbene grazie alle sue nuove ottiche adattive, sviluppate dai ricercatori dell’Osservatorio di Arcetri dell’INAF, LBT è stato in grado, nell’ottico, di superare per dettaglio delle immagini catturate, il telescopio spaziale Hubble, una pietra miliare dell’osservazione dell’universo, e fino ad ieri considerato insuperabile soprattutto da un telescopio a terra. VIMS e VIRTIS sono due strumenti sviluppati e realizzati dall’INAF, il primo opera sulla sonda Cassini che dal 2004 sta aprendo alla conoscenza umana il sistema di Saturno e delle sue lune. VIRTIS è impegnato sulla sonda Venus Express dell’ESA per lo studio del pianeta Venere e del suo effetto serra, lacui comprensione è fondamentale per capire come i cambiamenti climatici e un comportamento non attento alla tutela del nostro pianeta potrebbe innescare effetti irreparabili. Il satellite dell’ESA Planck, grazie allo strumento LFI costruito da un team di ricercatori coordinati dall’INAF, ha fatto la migliore mappa della radiazione di fondo dell’universo, emessa 13.7 miliardi di anni fa. Un evento unico che apre la strada a una maggiore comprensione di come l’Universo si sia formato e stia evolvendo. L’INAF non opera solo su dati provenienti dai propri strumenti, ma anche da strumenti altrui, come i telescopi dell’ESO,organizzazione europea di cui l’Italia è paese membro. E grazie a questi telescopi i nostri ricercatori hanno scoperto che Mercurio ha avuto un’attività vulcanica recente, che le galassie crescono non solo fondendosi tra loro ma ingurgitando idrogeno. Si potrebbe continuare, ricordando gli studi e le scoperte sulle supernovae, sulle pulsar e sui buchi neri, sui lampi gamma e sui pianeti extrasolari, sulla radiazione di fondo e l’evoluzione dell’universo.

Se il quasar ha i bassi un po’ attenuati

18/03/2019

Un team internazionale di astrofisici ha scoperto che il getto di un quasar, a grandi lunghezze d’onda, è meno potente del previsto. Il risultato, pubblicato su The Astrophysical Journal, rappresenta un passo avanti nella comprensione dei processi all’origine dei jet emessi da questi mostri cosmici

La vorticosa danza della baby stella binaria

18/03/2019

Per la prima volta è stata osservata “in tempo reale” la nascita di un sistema binario con con stelle di grande massa. Allo studio, pubblicato oggi sulla rivista Nature Astronomy, ha partecipato anche Maria Teresa Beltrán, ricercatrice dell’Istituto nazionale di astrofisica a Firenze

Gaia confusa dai getti degli Agn

15/03/2019

Da un confronto tra i dati di Gaia e quelli dei radiotelescopi è emerso un errore sistematico nelle misure fatte dal telescopio spaziale Esa circa le coordinate di un'intera classe di oggetti celesti, i nuclei galattici attivi. Le mappe spaziali più accurate sono quelle che si basano su osservazioni orbitali corrette con quelle dei radiotelescopi terrestri. Tutti i dettagli su ApJ