Strumenti personali
Fatti riconoscere
Tu sei qui: Home Inaf in breve Ricadute tecnologiche

Ricadute tecnologiche

L’INAF, nonostante la sua giovane età,dispone già di trenta brevetti e può vantare ricadute industriali nei più vari settori,dall’oftalmologia (per la cura delle cataratte ad esempio) alla medicina (ortopedia e odontoiatria in particolare). Dall’arte allo sport, dalla sicurezza all’ambiente. Con un rapporto tra investimento e ricaduta economica che arriva in alcuni casi anche ad un fattore 100. Nell’ultimo EXPO di Shangai,tra le PMI selezionate dal governo italiano a rappresentare l’eccellenza del nostro paese,c’era la Novaetech di Napoli, che grazie a uno spin off INAF ha sviluppato una bilancia ditale sensibilità da poter “pesare” le polveri sottili che minacciano l’ambiente delle nostre città.

Per accedere alle risorse presenti su questo sito su Politiche Industriali, Innovazione e Trasferimento Tecnologico: www.inaf.it/it/innovazione

Ltt 9779b, il pianeta “ultra” terreno

21/09/2020

Grazie ai dati ottenuti dal satellite Tess, dai 23 telescopi della rete del Las Cumbres Observatory, dal telescopio Ngts e dallo strumento Harps, e con il contributo dell'osservatorio di Campo Catino, un team di astronomi guidato dall'Università del Cile ha scoperto Ltt 9779b: il primo di una classe di pianeti mai osservati prima d'ora, i nettuniani ultra caldi. I dettagli della scoperta su Nature Astronomy

Il violento passato di Ryugu e Bennu

21/09/2020

I ricercatori che lavorano alle missioni Hayabusa2 (Jaxa) e Osiris-Rex (Nasa) hanno trovato inaspettatamente rocce chiare sui rispettivi asteroidi Ryugu e Bennu: la scoperta fornisce nuovi solidi indizi sulla composizione e sull'origine dei corpi che li hanno impattati nella loro storia. Lo speciale su Nature Astronomy

Tracce di Vesta su Bennu

21/09/2020

Per la prima volta è stata osservata la contaminazione di un piccolo asteroide carbonaceo come Bennu da parte di materiale proveniente da un altro asteroide. La scoperta è stata fatta grazie agli strumenti a bordo della sonda spaziale della Nasa Osiris-Rex. Tra gli autori dello studio appena pubblicato su Nature Astronomy anche Giovanni Poggiali dell’Inaf