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Tu sei qui: Home Campi di Attivita' Galassie e Cosmologia L’Universo oscuro

Materia Oscura

La materia oscura rappresenta uno dei due principali ingredienti del modello standard, la cui presenza è dimostrata da un gran numero di osservazioni astronomiche. Tra queste ricordiamo le curve di rotazione delle galassie a spirale e la massa degli ammassi di galassie, assieme alle già menzionate anisotropie della radiazione di fondo e alla distribuzione delle galassie su grande scala. Appare chiaro da queste osservazioni che accanto ad una piccola frazione di materia “non accesa” di tipo convenzionale, il 90% della materia oscura deve trovarsi sotto forma di particelle elementari di grande massa che interagiscono tra loro (e con la materia ordinaria) solo tramite la forza di gravità. Quali possano essere le particelle in questione rimane uno dei grandi misteri del modello cosmologico, strettamente correlato a problematiche di fisica fondamentale e quindi alle ricerche sull’infinitamente piccolo. Le ricerche volte ad identificare le particelle costituenti la materia oscura sono di tipo diretto e indiretto, a seconda che utilizzino una possibile interazione con gli atomi di un rivelatore, oppure quella con le particelle secondarie che ci si aspetta come risultato dell’annichilazione tra particelle. Queste ricerche sono appannaggio principale della fisica delle particelle, con informazioni complementari fornite da osservazioni astronomiche nella banda X, ottica e millimetrica.

Nuova luna per la Terra, minuscola ed effimera

27/02/2020

È grande quanto un’utilitaria, orbita attorno al nostro pianeta da circa tre anni e nell’arco di qualche settimana potrebbe abbandonarci. Si chiama 2020 CD3 e ad avvistarla per primo, a metà febbraio, è stato un astronomo polacco, Kacper Wierzchos. Che si sappia ha solo un precedente: la miniluna 2006 RH120, che ci fece compagnia dal settembre 2006 al giugno 2007

La fugace bellezza della clessidra celeste

27/02/2020

Situata a circa 6500 anni luce di distanza, Cvmp 1 è una nebulosa planetaria formatasi durante gli ultimi spasmi di una vecchia gigante rossa che, al termine della sua vita, ha soffiato via i suoi strati più esterni sotto forma di un violento vento stellare. Il caldo nucleo della stella progenitrice, irradiando i gas espulsi, li ha fatti brillare in una particolare forma a clessidra, catturata in questa immagine dall'Osservatorio Gemini

Balene accecate dalle macchie solari

27/02/2020

Uno studio su Current Biology mostra come le balene grigie abbiano maggiori probabilità di arenarsi nei giorni in cui sono presenti più macchie solari. È un aspetto ancora da approfondire, ma il “sesto senso“ basato sui campi geomagnetici adottato da questi cetacei per farsi strada nell'oceano sembrerebbe andare temporaneamente in tilt nei periodi di più intensa attività solare